ante
Alighieri, riferendosi a frate Illuminato, recita: “Illuminato
e Augustin son quici, / che fuor de’ primi scalzi poverelli
/ che nel capestro a Dio si fero amici (Paradiso, canto XII,
vv. 130-132).
Da decenni (per non dire da secoli!), la città natale
di questo autorevolissimo frate, stimatissimo compagno di
San Francesco, continua ad essere oggetto di accese discussioni:
molti lo vogliono nativo di Assisi, altri di Rieti. Frate
Illuminato d’Arce, stando agli ultimi rinvenimenti documentari,
ebbe i suoi natali a Rocca Accarina, territorio confinante
con quello di Piediluco (Terni) (cf. P. Rossi, Il “locus”
minoritico di Piediluco, in AA.VV., Il Santuario di S. Francesco
d’Assisi in Piediluco, Atti del Convegno 10-11 maggio
1999, Ed. Thyrus, Terni 1999, pp. 231-258).
Egli entrò nell’Ordine minoritico intorno al
1208, in occasione del primo viaggio dell’Apostolo umbro
in territorio ternano-sabino, e presto, riportando le parole
dello Jacobilli, “divenne diletto discepolo di S. Francesco”
(L. Jacobilli, Vite, tomo I, p. 468).
Il Santo assisiate, sperimentate le superlative doti di frate
Illuminato, più volte lo volle accanto nelle sue peregrinazioni
apostoliche; memorabile quella condotta nel 1219 tra i saraceni.
Narra San Bonaventura: “Partì dunque (Francesco),
prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato
ed era davvero illuminato e virtuoso.
Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo
si rallegrò e disse al compagno: ‘Abbi fiducia
nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in
noi quella parola del Vangelo: Ecco, vi mando come agnelli
in meno ai lupi’.
Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene,
che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono
i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente
li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse
e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille
modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza,
li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva.
Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale
scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano
giunti fin là.
Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che
egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo,
per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e
annunciare il Vangelo della verità.
E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore
di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta
forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente
che si stava realizzando con piena verità la promessa
del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza
a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere
o contraddire (…)” (Leg. maior, cap. IX, n. 8).
Il resto è noto.
Il Sultano rimase ammirato dalle personalità del Santo
e del suo compagno e permise loro di parlare ai suoi sudditi.
Ciò avvenne, ma senza alcun risultato positivo. Parlare
ai musulmani di abbandonare l’Islam per abbracciare
qualsiasi altra religione è un atto temerario, che
solo il candore di Santi uomini come Francesco ed Illuminato
poteva osare.
Il Sultano, offerti alcuni doni, prima dei saluti, chiese
ai due di essere ricordato nelle loro preghiere.
Nel frattempo i Crociati stavano preparandosi ad una nuova
battaglia per la conquista di Damietta. Da lontano si udivano
le grida di guerra e il frastuono delle armi. La città
cadde e i Crociati si precipitarono all’interno per
i saccheggi e le carneficine. Francesco, con il volto che
esprimeva una profonda tristezza, disse al suo compagno, frate
Illuminato, di andar via, in quanto non erano fatti per rimanere
in mezzo alle guerre.
Tornati ad Acri, Francesco ed Illuminato iniziarono la visita
ai luoghi santi, grazie ad un salvacondotto concessogli dal
Sultano della Siria, con il quale poterono girare senza pagare
tributi alle autorità musulmane.
Un episodio che vede ancora protagonista frate Illuminato
è quello tramandatoci dallo stesso San Bonaventura:
“Vedeva, il servo di Cristo, che le stimmate impresse
in forma così palese non potevano restare nascoste
ai compagni più intimi; temeva, nondimeno, di mettere
in pubblico il segreto del Signore ed era combattuto da un
grande dubbio: dire quanto aveva visto o tacere?
Chiamò, pertanto, alcuni dei frati e, parlando in termini
generali, espose loro il dubbio e chiese consiglio. Uno dei
frati, Illuminato, di nome e di grazia, intuì che il
Santo aveva avuto una visione straordinaria, per il fatto
che sembrava tanto stupefatto, e gli disse: ‘Fratello,
sappi che qualche volta i segreti divini ti vengono rivelati
non solo per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque,
buone ragioni per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto
a giovamento di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto
il talento’.
Il Santo fu colpito da queste parole e, benché altre
volte fosse solito dire: ‘II mio segreto è per
me’, pure, in quella circostanza, con molto timore,
riferì come era avvenuta la visione e aggiunse che,
durante l’apparizione il serafino gli aveva detto alcune
cose, che in vita sua non avrebbe mai confidato a nessuno.
Evidentemente i discorsi di quel sacro serafino, mirabilmente
apparso in croce, erano stati così sublimi che non
era concesso agli uomini di proferirli” (Leg. maior,
cap. XIII, n. 4).
Illuminato, pur indirettamente, fu protagonista della “Raccolta
di materiale biografico” su Francesco d’Assisi,
accompagnato dalla famosissima “Lettera di Greccio”
- datata 11 agosto 1246 -, la quale recita: “(…)
Poiché per disposizione del Capitolo generale testé
celebrato (1244) e vostra, i frati sono tenuti a comunicare
alla paternità vostra i miracoli e i prodigi del beatissimo
padre Francesco che essi conoscono o che possono reperire,
noi, che siamo vissuti più a lungo insieme con lui,
malgrado non ne fossimo degni, abbiamo ritenuto opportuno
di presentare alla santità vostra, guida la verità,
alcune tra le molte gesta di lui, delle quali siamo stati
spettatori o di cui abbiamo attinto notizie da altri santi
frati. E specialmente da frate Filippo, visitatore delle Povere
dame, frate Illuminato dell’Arce, frate Masseo da Marignano
e frate Giovanni, compagno del venerabile frate Egidio, che
raccolse numerose informazioni sia da frate Egidio stesso
che da frate Bernardo, di santa memoria, primo compagno del
beato Francesco (…) (Lettera di Greccio).
Frate Illuminato, sottolinea lo Jacobilli, “era di somma
patienza, obedienza, e carità; e molto illuminato da
Dio (…). Pervenne questo Santo quasi all’età
decrepita; vivendo sempre in molta santità, e fama;
e se ne passò al Cielo nel Convento di S. Francesco
dentro Assisi circa l’An. 1266, adi 5 di Maggio. Il
suo corpo fù sepolto nella Chiesa di esso Convento;
non sapendosi il luogo preciso: ma si tiene stia nella Chiesa
sotterranea, appresso quello del suo santissimo Maestro Francesco.
(...). Di questo Beato fà mentione il Tossignano nella
sua Historia Serafica nel Catalogo de’ Beati Francescani
con le seguenti parole: B. Illuminatus Socius S. Francisci,
vir sane multi luminis, et virtutis, quem B. Franciscus addidit
sibi in Socium cum Solthanum Egiptii Imperatorem adiuit; sed
Saracenorum infidiis territi, et ligati, et crudeliterq. virberati,
ad ipsum Solthanum adducti fuerunt. Obiit in Conventu S. Francisci
Assisii” (L. Jacobilli, Vite, tomo II, p. 469).
Il quattrocentesco frate Giacomo Oddi, autore della “Franceschina”,
sottolinea come si ignori il luogo della sepoltura di questo
fedelissimo compagno di Francesco; luogo che nel Catalogus
del 1385-1393 è indicato in Mirepoix: “In Mirapice
beatus frater Illuminatus, unus de XII sociis beati Francisci,
ab ipso ut acciperet loca fratribus per mundum missus, ibidem
miraculis (coruscans) quiescit”.
Per ulteriori notizie su frate Illuminato d’Arce vedere:
Chronica XXIV Generalium, Bartolomeo da Pisa (De conformitate),
Giacomo Oddi (La Franceschina), Mariano da Firenze (Compendium),
Luca Wadding (Annales), Marco da Lisbona (Cronaca), Rodolfo
da Tossignano (Historiarum), Francesco Gonzaga (De origine),
L. Jacobilli (Vite).
Inoltre:
Frate Illuminato, compagno di san Francesco: I Celano, n.
57; Lettera di Greccio; II Celano, n. 30; Leg. maior, cap.
IX, n. 8; Leg. maior, cap. XIII, n. 4; I Fioretti, Della terza
considerazione delle sacre sante Istimate.
Paolo Rossi
paolo.r@sanfrancescoassisi.org